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09 mag 2010

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La Pianificazione Previdenziale

All’avvicinarsi della quiescenza, una delle tappe più importanti e sempre più spesso attese della propria esistenza, si inizia a pensare in modo serio e razionale che la vita ha il suo costo. La maggior parte degli interessati ne prende veramente coscienza solo verso la fine della vita professionale. Un dubbio assale: si sarà in grado di sopravvivere senza quello stipendio che regolarmente si percepiva fino a poco tempo fa? Forse si o forse no. La soluzione vincente sta nell’impostare una corretta pianificazione previdenziale. La pianificazione previdenziale è l’analisi che consente di arrivare a determinare le risorse necessarie e di selezionare gli strumenti più adeguati per garantirsi la tranquillità del domani. I sistemi integrativi dei fondi pensione, delle forme previdenziali individuali, delle polizze vita e del patrimonio finanziario dedicato alla vecchiaia possono concorrere anche in misura considerevole nella realizzazione dell’obiettivo previdenziale.

La scopertura previdenziale

Quando si parla di pianificazione previdenziale è molto facile sentire pronunciare il termine “gap”, ma a cosa significa e a si riferisce? Con la terminologia mutuata dall’inglese “mancanza, scopertura, cìò che manca” si indica la scopertura tra prima pensione percepita ed ultimo reddito da lavoro. Tradotto in termini semplici: quanto si andrà a prendere in meno, quando l’individuo passerà dalla vita lavorativa allo status di pensionamento. È un elemento delicato, che in alcuni casi può addirittura compromettere il tenore di vita e la capacità di sussistenza degli anni futuri. L’errore più comune è quello di sottovalutare questa “differenza”o rinviarlo, considerando la cosa come un problema da affrontare in futuro. Permane ancora purtroppo la vaga e traballante illusione di uno stato che provvederà alla nostra vecchiaia elargendo succosi assegni previdenziali. Purtroppo le cose non stanno così. Se i lavoratori prossimi alla pensione riescono ancora a garantirsi un tasso di sostituzione di circa il 75-80% dell’ultimo reddito, questo non significa che sarà così anche per i lavoratori più giovani che accederanno alle prestazioni pensionistiche tra quaranta anni. Il sistema previdenziale italiano ha subito nell’arco di venti anni significative modifiche volte a sanare il progressivo deficit previdenziale maturato progressivamente. Ognuna di queste “modifiche” definite in gergo “riforme” ha contribuito a far variare le metodologie di calcolo della prestazione previdenziale con conseguente riduzione della prestazione pensionistica ed introduzione di nuovi parametri di calcolo. Ma facciamo un paso indietro per capire in che modo l’importo della pensione è influenzato dall’età del pensionamento, dalla data di inizio dell’attività lavorativa e dal reddito.

(continua…)

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