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	<title>Strumenti di Consulenza</title>
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	<description>Per la Pianificazione Finanziaria, Assicurativa e Previdenziale</description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 May 2010 18:22:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>Il modello di pianificazione previdenziale di EPHESO I.A.</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 12:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Cauzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tools per la Pianificazione Finanziaria, Assicurativa e Previdenziale]]></category>
		<category><![CDATA[INPS]]></category>
		<category><![CDATA[modello di calcolo della pensione]]></category>
		<category><![CDATA[pensione pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Pianificazione Previdenziale]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.strumentidiconsulenza.it/index.php/2010/05/10/il-modello-di-pianificazione-previdenziale-di-epheso-i-a/"><img align="right" hspace="5" width="100" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/1178247668a6z93q.jpg" class="alignright wp-post-image tfe" alt="" title="1178247668a6z93q" /></a>﻿Con questo articolo iniziamo una serie di appuntamenti indirizzati alla spiegazione dei modelli di calcolo evoluti che ritroverete sia nella sezione &#8220;tools per la Pianificazione&#8221; che nell&#8217;area registrata per l&#8217;utilizzo di versione più potenti e performanti. La struttura della previdenza in Italia si articola sul noto modello a tre pilastri: pensioni pubbliche, fondi pensione di categoria, forme assicurative individuali. La caratteristica saliente è senza dubbio l’estrema dinamicità delle norme e degli strumenti disponibili, a causa delle continue riforme di ordine...  <a href="http://www.strumentidiconsulenza.it/index.php/2010/05/10/il-modello-di-pianificazione-previdenziale-di-epheso-i-a/">Leggi il resto di questo articolo &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>﻿Con questo articolo iniziamo una serie di appuntamenti indirizzati alla spiegazione dei modelli di calcolo evoluti che ritroverete sia nella sezione &#8220;tools per la Pianificazione&#8221; che nell&#8217;area registrata per l&#8217;utilizzo di versione più potenti e performanti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="1178247668a6z93q" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/?attachment_id=192"><img class="alignleft size-full wp-image-192" title="1178247668a6z93q" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/1178247668a6z93q.jpg" alt="" width="233" height="350" /></a>La struttura della previdenza in Italia si articola sul noto modello a tre pilastri: pensioni pubbliche, fondi pensione di categoria, forme assicurative individuali. La caratteristica saliente è senza dubbio l’estrema dinamicità delle norme e degli strumenti disponibili, a causa delle continue riforme di ordine strutturale che si susseguono da più di un decennio. In questo quadro normativo gli strumenti e i metodi di pianificazione previdenziale devono potere evidenziare chiaramente sia lo stato attuale delle norme, sia i trend attesi di evoluzione, con particolare cura per l’efficacia che l’analisi deve avere nel trasferire all’utente finale gli elementi di maggiore importanza e l’effetto delle scelte principali che può perseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il metodo di pianificazione previdenziale proposto da Epheso è inteso come l’interazione coordinata di diverse unità di calcolo (prestazioni del sistema obbligatorio a ripartizione, strumenti di risparmio a capitalizzazione di secondo pilasttro, incidenza della tassazione dei redditi, ecc.), nel quale le singole unità sono a loro volta specializzate nel ricostruire con precisione le molteplici normative ed evoluzioni previste dai diversi ordinamenti vigenti.<br />
﻿<a class="aligncenter" title="BANNERPENSION" href="http://servizi.strumentidiconsulenza.it/EphEasyPens/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-197 aligncenter" title="BANNERPENSION" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/BannerPens2.gif" alt="" width="290" height="137" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">La pianificazione previdenziale non è finalizzata soltanto alla ricostruzione di un quadro preciso delle disponibilità esistenti, ma piuttosto a individuare gli interventi di risparmio che negli anni consentono di costituire le risorse adeguate alla tutela del tenore di vita. Ne consegue che nei modelli viene dedicata particolare attenzione ai parametri che consentono la stima corretta delle prestazioni future in modo efficace e corretto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ovviamente il processo di pianificazione a lungo termine è inteso come un metodo di lavoro che si evolve e si adegua nel tempo, che di passo in passo consente di tenere traccia delle novità normative ed economiche e sulla base di esse adeguare la misura degli interventi integrativi. Solo questo approccio consente di migliorare nel tempo il livello di affidabilità delle previsioni ed adeguare alla condizioni concrete le decisioni di risparmio e di impiego delle risorse.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Pertanto i principali elementi necessari sono :</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>1 Previdenza Pubblica (primo pilastro) &#8211; </strong>La posizione, o meglio le posizioni, previdenziali nel quadro del sistema pubblico obbligatorio e la stima delle pensioni future ad esse collegate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2 </strong><strong>Previdenza Collettiva (secondo pilastro) &#8211; </strong>La partecipazione ai nuovi Fondi Pensione di categoria (fondi chiusi), istituiti recentemente sulla forma indicata dalla riforma del sistema previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3 Previdenza Individuale (terzo pilastro) &#8211; </strong>Le opportunità offerte dalle Forme individuali e fondi aperti</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4 Fisco, tasse e oneri contributivi &#8211; </strong>La posizione rispetto agli obblighi fiscali, le agevolazioni e l’effettivo impatto delle tasse nel determinare le risorse nette che restano in mano al soggetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5 </strong><strong>Obiettivo consumi in pensione (Tenore di vita) &#8211; </strong>Le scelte, i bisogni e gli obiettivi in termini di tenore di vita, decorrenza del pensionamento e livelli di risparmio del soggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Esaminiamo ora le principali caratteristiche di ogni elemento e le modalità di dialogo tra i diversi elementi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-188"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>1          Previdenza pubblica (primo pilastro)</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli interventi del 1992 (D.Lgs. n. 503) di avvio della riforma del sistema previdenziale, del 1993 (D.Lgs. n. 124) istitutivo della previdenza integrativa a capitalizzazione, del 1995 (L. n. 335) di riordino strutturale del sistema, del 1997 (L. n. 449) di ulteriore riordino ed accelerazione della ristrutturazione, del 2001 (L. n. 248) e, da ultimo, del 2004 (L. n. 243) hanno comportato radicali modifiche al quadro legislativo. Il modulo EPH_Pensioni offre un quadro organico, completo e sistematico delle trasformazioni del nostro sistema previdenziale pubblico tenedo traccia di tutti i provvedimenti resi attuativi dai vari interventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motore di calcolo della previdenza pubblica è l’elemento principale del modello di pianificazione previdenziale e consente di simulare il funzionamento dei 30 principali enti previdenziali attualmente attivi, che coprono il 99% dei lavoratori dipendenti e autonomi, per un totale di 100 categorie lavorative. La stima della decorrenza e dell’importo della pensione pubblica viene fatta applicando le norme in vigore (costantemente aggiornate), comprensive delle modifiche prospettiche approvate e specifiche per ogni singola categoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quadro attuale della previdenza pubblica è formato da 5 grandi classi di tipologie previdenziali:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>INPS &#8211; Fondo pensioni lavoratori dipendenti;</li>
<li>INPS &#8211; Gestione speciale per i commercianti e gli artigiani;</li>
<li>INPS &#8211; Gestione separata per le collaborazioni;</li>
<li>INPS &#8211; Dirigenti di azienda (ex INPDAI);</li>
<li>INPS – Ex Fondi speciali auoferrotramvieri, elettrici, telefonici;</li>
<li>INPS – Fondo speciale navigazione aerea;</li>
<li>INPS – Fondo Clero;</li>
<li>INPDAP &#8211; Dipendenti civili e militari dello Stato ed ex Casse degli enti locali</li>
<li>ENASARCO &#8211; Ente Nazionale Assistenza Agenti e Rappresentanti di Commercio</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">10.  CNPA &#8211; Cassa nazionale previdenza e assistenza forense</p>
<p style="text-align: justify;">11.  ENPACL &#8211; Ente nazionale previdenza e assistenza Consulenti del lavoro</p>
<p style="text-align: justify;">12.  CNPADC. &#8211; Cassa Nazionale Previdenza ed Assistenza Dottori Commercialisti</p>
<p style="text-align: justify;">13.  ENPAF &#8211; Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza Farmacisti</p>
<p style="text-align: justify;">14.  CIPAG &#8211; Cassa italiana di previdenza ed assistenza dei geometri liberi professionisti</p>
<p style="text-align: justify;">15.  INPGI &#8211; Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani</p>
<p style="text-align: justify;">16.  INARCASSA &#8211; Cassa nazionale previdenza ed assistenza per ingegneri e architetti liberi professionisti</p>
<p style="text-align: justify;">17.  ENPAM – Medici fondo generale</p>
<p style="text-align: justify;">18.  ENPAM – Medici fondi speciali (ambulatoriali, generici e specialisti)</p>
<p style="text-align: justify;">19.  IPASVI &#8211; Cassa nazionale di previdenza ed assistenza infermieri</p>
<p style="text-align: justify;">20.  ENPAP- Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli psicologi</p>
<p style="text-align: justify;">21.  ENPAV &#8211; Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Veterinari</p>
<p style="text-align: justify;">22.  ENPAB &#8211; Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza a favore dei Biologi</p>
<p style="text-align: justify;">23.  CNN &#8211; Cassa nazionale del notariato</p>
<p style="text-align: justify;">24.  CNPARPC &#8211; Cassa nazionale previdenza e assistenza ragionieri e periti commerciali</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">È contemplato un unico ente (ENASARCO) che offre prestazioni previdenziali integrative agli agenti e rappresentanti. Le pensioni concesse da ENASARCO si sommano alle pensioni INPS, pertanto questi periodi contributivi sono particolari e non possono essere coordinati o ricongiunti con alcun altro ente.</p>
<p style="text-align: justify;">L’unico ente di previdenza obbligatoria che non risulta censito è l’ENPALS – Lavoratori dello spettacolo. Ciò è dovuto al fatto che l’ENPALS, per la tipologia di lavoro,  ha una modalità di computo dei trattamenti previdenziali (sulla base delle effettive giornate di contribuzione accreditate) che differisce molto dal funzionamento degli altri enti. Questa disomogeneità compromette la ricostruzione del pregresso ed ancora più la stima del futuro della contribuzione e di conseguenza ne determina l’esclusione dal modello generale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Per ogni ente previdenziale è censita la normativa in vigore, incluso i vari limiti e coefficienti che intervengono nel conteggio delle prestazioni e dei requisiti. Più precisamente sono censiti:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Requisiti minimi per le pensioni di anzianità e vecchiaia</li>
<li>Requisiti minimi per le pensioni di invalidità</li>
<li>Requisiti minimi per le pensioni dirette ai superstiti</li>
<li>Parametri di computo delle pensioni retributive (rendimenti, fasce di reddito, massimali e minimali di imponibili, basi di calcolo delle retribuzioni pensionabili, ecc).</li>
<li>Parametri di computo delle pensioni contributive (coefficienti di conversione in rendita, massimali e minimali di imponibili, aliquote di computo, ecc).</li>
<li>Modalità di computo dei periodi riscattati (laurea, specializzazioni, ecc.)</li>
<li>Modalità di coordinamento della posizione previdenziale con altre posizioni presso altri enti previdenziali (ricongiunzione, totalizzazione, ecc.).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>1.1       La posizione previdenziale</strong>: Rappresenta la base di riferimento su cui applicare tutte le regole di legge in merito ai requisiti di pensionamento e al conteggio della misura delle pensioni (i vari massimali, i coefficienti di rendimento, ecc.). In concreto è formata dal prospetto per ogni anno di contribuzione delle settimane accreditate e della relativa retribuzione imponibile ai fini contributivi.</p>
<p style="text-align: justify;">In fase di impostazione di un analisi previdenziale il motore provvede automaticamente a costruire il prospetto della posizione previdenziale, sia per gli anni passati, sia per gli anni futuri fino alla data massima di pensione. La ricostruzione delle retribuzioni pregresse e future fa riferimento al reddito lordo dell’ultimo anno impostato. Per gli anni passati si considerano i dati storici dell’inflazione (fonte ISTAT del costo della vita per le famiglie di operai ed impiegati), mentre per quelli futuri il valore atteso dell’inflazione, pari a al 2% annuo. Oltre all’effetto inflativo è conteggiato anche un ulteriore incremento (dinamica retributiva reale) che è variabile in base alle aspettative di carriera del soggetto esaminato. Per questioni di omogeneità delle stime, sono stati previsti tre livelli di dinamica retributiva:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">•           nessuna &#8211; incremento reale = 0% annuo</p>
<p style="text-align: justify;">•           media &#8211; incremento reale = 2% annuo</p>
<p style="text-align: justify;">•           alta &#8211; incremento reale = 3% annuo</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Questa prima proposta che serve come base di partenza per i conteggi, può essere ulteriormente puntualizzata inserendo i redditi effettivi del soggetto (se disponibili), le varie tipologie di contribuzione figurativa, riscattata o gli eventuali “buchi” di contribuzione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">NOTA: La carriera retributiva ha una forte ricaduta sul calcolo pensionistico, in particolare per il sistema contributivo (vedi più avanti). In genere una carriera con bassa dinamica retributiva otterrà una ottima copertura previdenziale in termini percentuali (tutela dei soggetti deboli), mentre una carriera brillante sconterà la presenza dei periodi contributivi iniziali relativamente “poveri” ed avrà un indice di copertura più basso. Queste differenze sono molto più limitate nel sistema retributivo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Conviene rilevare che in fase d’impostazione di una posizione previdenziale, il metodo controlla se la data d’inizio impostata è compatibile con la data d’istituzione dell’ente previdenziale. Se individua un’incongruenza provvede a cancellare per gli anni che non concordano sia le retribuzioni, sia le settimane accreditate. Errori frequenti di questo tipo si possono manifestare per i lavoratori parasubordinati, consulenti, collaboratori coordinati continuativi, amministratori di società, ecc. che fanno riferimento alla gestione separata INPS istituita solo a partire dal 01/01/1996.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>1.2       Riscatti</strong>: una attenzione particolare va prestata per i periodi riscattabili, per i quali si può valutare la convenienza di un’operazione che sempre comporta oneri per il richiedente. Attenzione però, se il riscatto è già stato effettuato il relativo periodo è stato già accreditato come contribuzione obbligatoria, pertanto risulta inutile e controproducente ricalcolare l’onere che molto probabilmente risulterà diverso da quello sostenuto dal soggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa è il riscatto: la facoltà di chiedere, in qualsiasi momento, il riconoscimento di periodi di:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>contribuzione omessa dal datore di lavoro e passata in prescrizione</li>
<li>corso legale di laurea. Non si considerano gli anni fuori corso e il riscatto è ammesso soltanto a fronte del conseguimento del titolo di studio.</li>
<li>corsi di diploma universitario (laurea breve), diploma di specializzazione post-universitaria di durata superiore a 2 anni, il dottorato di ricerca, i corsi di specializzazione.</li>
<li>periodi di lavoro all’estero in paesi non convenzionati</li>
<li>assenza facoltativa, per un massimo di 5 anni, per gravidanza e puerperio al di fuori del rapporto di lavoro, oppure congedi per assistenza di familiari inabili all’ 80%, per periodi successivi al 31/12/93.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il riscatto è sempre oneroso, ma il calcolo dell’onere è diverso se il periodo riscattato è antecedente al 1997 (calcolo di tipo attuariale) o successivo (onere proporzionale all’intera contribuzione ,del soggetto e del datore di lavoro).</p>
<p style="text-align: justify;">La stima effettuata presume che la richiesta venga inoltrata nell’anno in corso. Un eventuale posticipo comporterebbe maggiorazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli oneri del riscatto sono anche rateizzabili e deducibili fiscalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>1.3       Coordinamento di diverse posizioni previdenziali (ricongiunzioni)</strong>: Sono frequenti i casi in cui un soggetto sia passato da un ente previdenziale ad un altro (lavoratore dipendente che si mette in proprio, professionista che si trasforma in impiegato statale, ecc.). La normativa in materia di coordinamento di più posizioni previdenziali è varia e complessa. Il modello da l’opportunità di analizzare i principali canali di coordinamento previsti dalla legge:</p>
<p style="text-align: justify;">
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>RICONGIUNZIONI</strong> &#8211; La legge quadro 29/79 sulla ricongiunzione e l’estensione della stessa implementata nella legge 45/90 relativamente al lavoro autonomo è stato fino ad ora il canale che forniva le maggiori opportunità di coordinamento.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">La ricongiunzione si applica sulla base del principio di ricostruzione in un&#8217;unica posizione previdenziale di contributi versati ad enti diversi. È possibile ricongiungere i contributi di qualsiasi posizione previdenziale precedente presso l’ente di appartenenza corrente, a condizione che il periodo ricongiunto non faccia riferimento ad un periodo già accreditato nella presente posizione.</p>
<p style="text-align: justify;">NOTA IMPORTANTE: È preclusa qualsiasi ricongiunzione solo per la recente gestione separata INPS dei lavoratori parasubordinati, consulenti e imprenditori.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ricostruzioni presso il fondo dei lavoratori dipendenti da altri enti di lavoro dipendente (tipicamente Statali) è gratuita. È oneroso il passaggio inverso, come anche tutti i passaggi tra il mondo del lavoro dipendente e le libere professioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L’onere è determinato con gli stessi criteri attuariali adottati per i riscatti, con l’opportunità di dedurre da esso i contributi versati all’ente precedente.</p>
<p style="text-align: justify;">NOTA: Quanto detto per i riscatti già effetuati, vale anche per le ricongiunzioni, ovvero in presenza di una ricongiunzione già effettuata considerare gli anni ricongiunti come contribuzione da lavoro della posizione attuale. Inoltre, la stima dell’onere presume che la richiesta di ricongiunzione sia effettuata nell’anno corrente ed eventuali posticipazioni comportano, in linea di principio, oneri e modalità diverse da quelle stimate.</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>RICONOSCIMENTO AUTOMATICO</strong> – Sono tuttora validi una serie di provvedimenti che scavalcano la ricongiunzione, come:</li>
</ol>
<ul style="text-align: justify;">
<li>il riconoscimento automatico dei periodi accreditabili in preruolo per gli statali</li>
<li>il riconoscimento in “pro-rata temporis” per i contributi versati alle gestioni INPS dei lavoratori dipendenti e autonomi. Il metodo prevede il riconoscimento ai fini del requisito di pensionamento della somma dei contributi accreditati in ambo le gestioni e il calcolo dell’importo della pensione in quote separate con le regole di ogni gestione.</li>
<li>Il riconoscimento automatico per i dirigenti di aziende industriali dei periodi di lavoro dipendente, limitatamente a coloro che possono vantare periodi di iscrizione al disciolto INPDAI antecedenti il 2003.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Questi passaggi sono sempre senza onere per l’interessato. Se si manifestano le condizioni necessarie, è solitamente più favorevole fare riferimento a questo canale che non alla ricongiunzione.</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><strong>TOTALIZZAZIONE</strong> &#8211; La totalizzazione dei periodi contributivi è un istituto recente introdotto nel 1997 dalla riforma ed ampliato nel 2002 anche se ad oggi non sono stati emessi tutti i regolamenti attuativi. La totalizzazione vale in tutti casi (incluso la nuova gestione INPS dei parasubordinati) a condizione che al 65° anno di età i contributi accreditati non soddisfino i requisiti minimi di pensionamento per nessuna delle posizioni previdenziali del soggetto. Il meccanismo di applicazione prevede il riconoscimento ai fini del requisito di pensionamento della somma dei contributi accreditati in ambo le gestioni e il calcolo dell’importo della pensione in quote separate con le regole di ogni gestione. Non sono dovuti oneri aggiuntivi.</li>
<li><strong>PENSIONI SUPPLEMENTARI</strong> &#8211; È possibile ottenere gratuitamente la pensione supplementare INPS anche quando i contributi non sono sufficienti a soddisfare i requisiti minimi. La condizione necessaria è di essere titolare di una altra pensione in un altro ente previdenziale (escluso gli enti dei liberi professionisti).</li>
<li><strong>PENSIONI SEPARATE</strong> – Se in presenza di più posizioni previdenziali, ogni posizione dispone di contributi sufficienti a soddisfare i requisiti minimi delle rispettive gestioni, si potranno ottenere pensioni separate, senza restrizioni o oneri.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ad ogni inserimento di una posizione previdenziale pregressa, il motore provvede ad effettuare un’analisi delle varie opportunità che si possono manifestare in tema di coordinamento e le espone corredate della descrizione del canale, la legge di riferimento e la decorrenza minima prevista per la pensione. Sulla base di queste informazioni l’interessato o il consulente deve scegliere l’alternativa più conveniente in termini di costi e decorrenza del pensionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Una regola generale in fase di ricongiunzione che conviene tenere bene presente è l’incumulabilità di periodi, in posizioni previdenziali diverse, che fanno riferimento alla stessa data. Nel caso di sovrapposizione di contributi, il periodo pregresso non viene considerato. Ovviamente la regola non vale per il canale delle pensioni separate.</p>
<p><strong><em>1.4       Il metodo di calcolo: </em></strong></p>
<p>La normativa attuale prevede due principali sistemi di calcolo pensionistico concorrenti: il sistema contributivo introdotto con la riforma del 1995 e il sistema retributivo ereditato dalla fase precedente. Sulla base dei diritti acquisiti, il sistema retributivo permarrà in vita anche per i prossimi 30 anni, anche se il suo peso specifico sarà decrescente.</p>
<p>Il mondo del lavoro, sulla base del sistema di calcolo di riferimento, risulta tripartito:</p>
<p style="text-align: justify;">
<ol style="text-align: justify;">
<li>i lavoratori assunti dal 01/01/96 adottano sia ai fini dei requisiti, sia ai fini del calcolo il nuovo sistema contributivo.</li>
<li>i lavoratori con meno di 18 anni di contribuzione accreditata al 01/01/96 adottano il sistema misto, ovvero ad essi si applicano i requisiti di pensionamento del sistema retributivo ed il calcolo retributivo per le anzianità maturate entro il 31/12/95; mentre per le restanti annualità maturate dopo il 01/01/96, si applica il sistema contributivo di conteggio.</li>
<li>i lavoratori più anziani (con più di 18 anni di contribuzione accreditati al 01/01/96) conservano sia i requisiti, sia il calcolo retributivo per tutte le annualità, anche quelle post 31/12/95.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Fanno eccezione da questa regola solo alcuni enti previdenziali dei liberi professionisti, che in seguito all’autonomia conseguita con la privatizzazione, non hanno ancora introdotto il sistema di calcolo contributivo.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><em>Il sistema di calcolo contributivo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Concede una sola tipologia di pensione di vecchiaia. L’età è variabile, ma l’importo della pensione è calcolato in funzione della speranza di vita residua con criterio attuariale, pertanto il “rendimento” decresce sensibilmente se si anticipa l’età di pensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel calcolo dell’importo di pensione concorrono tutte le contribuzioni accreditate nella posizione previdenziale, che vanno a formare il cosiddetto montante contributivo. Il montante viene rivalutato annualmente sulla base dell’andamento dell’economia, tramite il tasso di crescita del prodotto interno lordo. Al momento del pensionamento, l’importo della rendita è determinato moltiplicando il montante con il coefficiente attuariale di conversione.</p>
<p><em>Il sistema di calcolo retributivo</em></p>
<p style="text-align: justify;">Concede sia le pensioni di anzianità, sia le pensioni di vecchiaia. La pensione in questo caso è commisurata alla retribuzione media degli ultimi anni. Per ogni anno di contribuzione si ha diritto ad un tot% della retribuzione pensionabile. In questo calcolo non vige alcun criterio attuariale riconducibile alla speranza di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il modello di calcolo consente diversi gradi di complessità nell’impostazione delle evoluzioni attese del quadro economico e normativo. Le principali variabili sono l’inflazione attesa, l’andamento atteso del tasso di crescita del PIL e non ultimo l’evoluzione della struttura demografica che incide potenzialmente nei coefficienti del calcolo contributivo. Per questo ultimo aspetto il modello consente di utilizzare le previsioni fornite da INPS in merito all’incidenza attesa dell’evoluzione demografica sui modelli di calcolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Risultati</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Generalmente un calcolo pensionistico, avrà come risultato un arco di date valide (dalla decorrenza della pensione di anzianità a quella di vecchiaia) entro il quale si potrà inoltrare la richiesta di pensione. Ovviamente la scelta della data adatta al singolo caso è determinata sia dalla convenienza del calcolo pensionistico, sia dagli interventi integrativi ed è comunque condizionata dalla concreta aspettativa dell’interessato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In ambito di analisi quantitativa, l’indice che meglio esprime la redditività della prestazione pensionistica pubblica è la percentuale di copertura (o indice di sostituzione) e rappresenta il rapporto tra la pensione e l’ultima retribuzione percepita. La percentuale di copertura si può valutare sia per gli importi lordi di pensione e reddito sia per quelli al netto dell’IRPEF. La seconda misura è sicuramente più funzionale all’obiettivo di tutela del tenore di vita che si pone la pianificazione previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Al lato pratico, i risultati disponibili a valle di una corretta impostazione di tutti i parametri necessari, per ogni posizione previdenziale attiva alla data di pensione, sono:</p>
<p style="text-align: justify;">
<ol style="text-align: justify;">
<li>Importo della pensione nominale annua lorda di vecchiaia / anzianità alla data scelta di pensionamento</li>
<li>Evoluzione attesa della stessa negli anni a venire, fino alla speranza di vita, rivalutando secondo le norme in vigore l’importo al tasso atteso d’inflazione.</li>
<li>Misura della pensione nominale annua lorda per le altre alternative disponibili in termini di data di pensionamento (calcolata con cadenza annuale dalla prima decorrenza utile fino al limite massimo di età).</li>
<li>Stima dei contributi accreditati in tutta la vita contributiva.</li>
<li>Importo della pensione di invalidità parziale alla data d’analisi.</li>
<li style="text-align: justify;">Importo della pensione per ogni familiare superstite alla data d’analisi.</li>
</ol>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Approfondimenti Previdenziali : Dirigenti del commercio</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 05:43:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Cauzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti Previdenziali]]></category>
		<category><![CDATA[dirigenti del commercio]]></category>
		<category><![CDATA[INPS]]></category>
		<category><![CDATA[Pensione]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.strumentidiconsulenza.it/index.php/2010/05/10/approfondimenti-previdenziali-dirigenti-del-commercio/"><img align="right" hspace="5" width="100" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/dirig.jpg" class="alignright wp-post-image tfe" alt="" title="dirig" /></a>A seguito degli articoli degli scorsi mesi di Ottobre e Novembre proseguiamo il cammino tracciato sul tema della previdenza con un appuntamento mensile relativo agli approfondimenti previdenziali. Intendiamo darvi, nei prossimi numeri, un quadro il più possibile esaustivo sulla situazione previdenziale di liberi professionisti/autonomi/lavoratori dipendenti trattando, ogni volta, una categoria differente ed evidenziandone i punti salienti, le criticità ed analizzando, con metodo quantitativo, il gap previdenziale in funzione di parametri quali l’anzianità e l’età anagrafica. Questo approccio, sintetico ma al...  <a href="http://www.strumentidiconsulenza.it/index.php/2010/05/10/approfondimenti-previdenziali-dirigenti-del-commercio/">Leggi il resto di questo articolo &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="dirig" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/dirig.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-156" title="dirig" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/dirig.jpg" alt="" width="300" height="213" /></a>A seguito degli articoli degli scorsi mesi di Ottobre e Novembre proseguiamo il cammino tracciato sul tema della previdenza con un appuntamento mensile relativo agli approfondimenti previdenziali. Intendiamo darvi, nei prossimi numeri, un quadro il più possibile esaustivo sulla situazione previdenziale di liberi professionisti/autonomi/lavoratori dipendenti trattando, ogni volta, una categoria differente ed evidenziandone i punti salienti, le criticità ed analizzando, con metodo quantitativo, il gap previdenziale in funzione di parametri quali l’anzianità e l’età anagrafica. Questo approccio, sintetico ma al contempo esaustivo e ricco di spunti di riflessione, si pone l’obiettivo di essere una piccola guida alla pensione di primo pilastro in Italia.</p>
<p><strong><em>Quale pensione per i dirigenti del commercio ?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-143"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La categoria dei dirigenti del commercio è connotata da un reddito medio elevato che varia, in funzione delle dimensioni dell’azienda, da 70.000 a 100.000 euro/anno. Le opportunità di accantonamento sono notevoli ed uno degli obiettivi principali è senza dubbio la previdenza. La qualifica di dirigente si consegue solitamente ad un livello avanzato di carriera ed il tempo a disposizione per effettuare i necessari accantonamenti, variabili da caso a caso, andrebbe sfruttato con la massima efficienza. Per quanto riguarda il regime di Previdenza obbligatoria i dirigenti commerciali si riferiscono alla categoria previdenziale INPS lavoratori dipendenti (dal 1° gennaio 2003, ex INPDAI). Quindi i dirigenti del commercio hanno il vantaggio di non dovere cambiare ente previdenziale al momento d’ingresso nella categoria se in precedenza sono stati lavoratori dipendenti (quadri o funzionari). La nuova contribuzione continuerà perciò ad affluire nella precedente posizione previdenziale di lavoratore dipendente, conservando anche le stesse aliquote di contribuzione. Considerando note le modalità di funzionamento dell’istituto previdenziale dei lavoratori dipendenti, ci soffermiamo solo in alcuni aspetti peculiari determinati dagli elevati livelli retributivi della categoria.</p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>giovani</strong> (soggetti con inizio contribuzione dopo il 31/12/1995) – La principale penalizzazione e collegata al sistema di calcolo contributivo, che ha una redditività generalmente minore rispetto al vecchio sistema retributivo. Un altro elemento importante per una categoria con alti redditi imponibili consiste nel limite massimo di retribuzione imponibile introdotto dalla riforma delle pensioni, che per i redditi del 2006 vale 87.188,00 euro.  Oltre questa cifra non vengono pagati contributi e di conseguenza non possono maturare accantonamenti ai fini pensionistici. I dirigenti con retribuzioni elevate ne risultano danneggiati.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli <strong>intermedi</strong> (soggetti con meno di 18 anni di contribuzione al 31/12/1995) – il sistema di calcolo della pensione è misto. La quota contributiva a differenza dei giovani non è soggetta al citato limite massimo di contribuzione, concedendo un vantaggio di redditività non indifferente per i redditi elevati che la categoria può vantare. In funzione del reddito e delle anzianità, questo vantaggio può concedere anche coperture migliori rispetto al calcolo interamente retributivo degli anziani.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli <strong>anziani</strong> (soggetti con più di 18 anni di contribuzione al 31/12/1995) – il sistema di calcolo è esclusivamente retributivo. Come è noto, il calcolo prevede una riduzione graduale dell’aliquota di rendimento dal 2% annuo allo 0,9% per le fasce di reddito superiori a 118.785 (anno 2008). Visti i redditi medi di categoria, questa penalizzazione sarà spesso presente, riportando l’indice di copertura massima del sistema retributivo a valori nettamente inferiori alla famosa soglia del 80%.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="dirigentitab" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/dirigentitab.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-153" title="dirigentitab" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/dirigentitab.jpg" alt="" width="563" height="187" /></a></p>
<div style="text-align: justify;"><span style="line-height: normal; font-size: small;"><a class="lightbox" title="dirigentigraf" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/dirigentigraf.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-154" title="dirigentigraf" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/dirigentigraf.jpg" alt="" width="585" height="345" /></a><br />
</span></div>
<p><strong><em>Previdenza integrativa di categoria</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">I trattamenti previdenziali integrativi istituiti dal CCNL sono gestiti dal Fondo Mario Negri e dall&#8217;Associazione Antonio Pastore. Citiamo per completezza anche il Fondo Mario Besusso (FASDAC) che però provvede ad una forma di assistenza sanitaria integrativa del servizio sanitario nazionale e pertanto esula dal tema previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il Fondo di Previdenza Mario Negri</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">l Fondo di previdenza per i dirigenti di aziende commerciali e di spedizione e trasporto fu costituito con atto del 19 giugno 1956 e ottenne il riconoscimento della personalità giuridica con il dpr N. 780 del 26 luglio 1957. Nel 1960, alla denominazione iniziale venne affiancato il nome del suo fondatore Mario Negri, primo presidente della Fendac (ora Manageritalia) e ideatore dell&#8217;omonimo istituto di ricerche farmacologiche di Milano. Trattasi di Fondo pensione complementare a capitalizzazione per dirigenti di aziende del terziario, di spedizione e trasporto, ed è finalizzato all’erogazione di trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio. Il Fondo di Previdenza Mario Negri è iscritto all’albo tenuto dalla COVIP con il n. 1460 ed è stato istituito sulla base di un accordo sottoscritto da:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Federazione      Nazionale dei Dirigenti, Quadri e Professional del Commercio, Trasporti,      Turismo, Servizi, Terziario Avanzato (MANAGERITALIA);</li>
<li>Confederazione      Generale Italiana del Commercio del Turismo, dei Servizi e delle Piccole e      Medie Imprese (CONFCOMMERCIO) e Confederazione Generale Italiana dei      Trasporti e della Logistica (CONFETRA).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Il contributo al fondo varia a seconda degli accordi riferiti al CCNL e proporzionalmente varierà la prestazione attesa. Fino al 31/12/06 il finanziamento del Fondo di Previdenza Mario Negri è stato realizzato esclusivamente mediante versamento dei contributi a carico degli iscritti e dei correlati contributi a carico dei datori di lavoro, in applicazione degli obblighi dettati in materia dai contratti collettivi di riferimento. Fermo restando quanto enunciato dal precedente capoverso, con decorrenza 1/01/07, a seguito dell’entrata in vigore della normativa in materia previdenziale introdotta dal D. Lgs. 252/05, ai soggetti destinatari del Fondo di Previdenza Mario Negri viene riconosciuta altresì la facoltà di contribuire al finanziamento della propria posizione previdenziale complementare, anche mediante, il conferimento del trattamento di fine rapporto .Il fondo Mario Negri è a tutti gli effetti dal 2007 uniformabile ad un fondo di previdenza collettiva di categoria e segue tutte le regole conosciute per i suddetti fondi. Le prestazioni previdenziali ed assistenziali variano al variare del contributo. Si possono tranquillamente ipotizzare tassi di sostituzione attesi, per una contribuzione di 30 anni, tra il 15 e il 23% anche in virtù del fatto che il contributo integrativo aziendale risulta particolarmente elevato (11,35% della retribuzione).</p>
<h3 style="text-align: justify;">Assicurazione Associazione &#8220;Antonio Pastore&#8221;</h3>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di una copertura di natura assicurativa che prevede le seguenti prestazioni:</p>
<p style="text-align: justify;">
<ul style="text-align: justify;">
<li>Un      capitale in caso di <strong>premorienza</strong> dell&#8217;assicurato allo scopo di      tutelare i suoi beneficiari</li>
<li>Un      capitale indennizzabile in caso <strong>d’invalidità permanente</strong> conseguente      a malattia.</li>
<li>L’esonero      dal pagamento premi nel caso di impossibilità di proseguire l’ attività      lavorativa a seguito di malattia o infortunio</li>
<li>Una      <strong>polizza Long Term Care</strong> &#8211;      Assicurazione di rendita collegata a problemi di non autosufficienza</li>
<li>Un’<strong>Assicurazione Ponte</strong> in caso di      perdita d&#8217;impiego</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il contributo dovuto dalle aziende per le cinque garanzie previste dalla Convenzione Antonio Pastore è di € 5.267,86 annui per ciascun dirigente. I versamenti hanno scadenza trimestrale. Il premio è uguale per tutti i dirigenti e non è commisurato al reddito. Sono stati eliminati i contributi previdenziali, che entravano in collisione con il fondo Mario Negri, e si sono mantenuti i contributi e le prestazioni do sola natura assistenziale.</p>
<p><strong><em>Conclusioni</em></strong></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Dispongono      di una buona copertura di base solo nel caso del sistema retributivo. Sono      particolarmente svantaggiati coloro che ricadono in generale nel sistema      contributivo e vantano redditi alti.</li>
<li>La      previdenza integrativa del fondo Mario Negri è commisurata ai versamenti      ed è comunque da ritenersi integrativa alla pensione base, quella INPS, a      cui spetta l’onere della maggiore copertura attesa in proporzione.      Risultano quindi meno tutelati i redditi nella fascia alta.</li>
<li>Le      coperture integrative ed assistenziali scattano solo dal momento della      qualifica come dirigente. Nella realtà ciò equivale solo a parti della      vita contributiva e lavorativa. Le esigenze vanno analizzate attentamente      caso per caso.</li>
<li>Attualmente      i dirigenti possono e dovrebbero avvalersi del beneficio fiscale sui Fondi      Pensione in misura completa (5.164 euro/anno) anche attraverso la      diversificazione su più prodotti previdenziali del proprio contributo.</li>
</ul>
<p><em><span style="color: #993300;">Articolo pubblicato sulla rivista</span> <a href="http://www.fondiesicav.it" target="_blank">Fondi &amp; Sicav</a><span style="color: #993300;">, Numero 15 &#8211; Dicembre 2009</span></em></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L’individuo e la famiglia: Quali sono i rischi della vita?</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 08:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Cauzzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi dei Bisogni Assicurativi]]></category>
		<category><![CDATA[quantificazione ed analisi del rischio]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.strumentidiconsulenza.it/index.php/2010/05/09/l-individuo-e-la-famiglia-quali-sono-i-rischi-della-vita/"><img align="right" hspace="5" width="100" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/04/12010932629BhPdb1.jpg" class="alignright wp-post-image tfe" alt="" title="12010932629BhPdb" /></a>L’indagine e l’analisi del bisogno come strumento di individuazione e quantificazione del rischi0 Con questo articolo inizia il percorso di Strumentidiconsulenza.it sul tema dell’analisi dei rischi correlati all’individuo ed alla Famiglia. L’esperienza maturata nei 12 anni di attività di Epheso, ispiratore del progetto strumentidiconsulenza.it, nel studiare e predisporre metodologie e strumenti per la consulenza nel marketing di prodotti assicurativi, previdenziali e finanziari ci conferma il costante bisogno di un miglioramento strutturale, di una elevazione qualitativa e di una migliore conoscenza...  <a href="http://www.strumentidiconsulenza.it/index.php/2010/05/09/l-individuo-e-la-famiglia-quali-sono-i-rischi-della-vita/">Leggi il resto di questo articolo &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>L’indagine e l’analisi del bisogno come strumento di individuazione e quantificazione del rischi0</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="12010932629BhPdb" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/?attachment_id=139"><img class="alignleft size-full wp-image-139" title="12010932629BhPdb" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/04/12010932629BhPdb1.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Con questo articolo inizia il percorso di <a title="Strumenti di consulenza" href="http://www.strumentidiconsulenza.it" target="_blank">Strumentidiconsulenza.it</a> sul tema dell’analisi dei rischi correlati all’individuo ed alla Famiglia. L’esperienza maturata nei 12 anni di attività di Epheso, ispiratore del progetto strumentidiconsulenza.it, nel studiare e predisporre metodologie e strumenti per la consulenza nel marketing di prodotti assicurativi, previdenziali e finanziari ci conferma il costante bisogno di un miglioramento strutturale, di una elevazione qualitativa e di una migliore conoscenza tecnica nel Risk management della Persona. Sono innumerevoli le rilevazioni statistiche che certificano, spesso con percentuali clamorose, il livello di scarsa conoscenza e cultura degli italiani sul tema delle tutele dello stato sociale, delle garanzie assicurative e di tutto ciò che compete l’analisi dei rischi dell’individuo e della famiglia. Eppure nel paese natale dell’assicurazione[1] il tessuto culturale dovrebbe essere favorevole ad una corretta comprensione, anche intuitiva, del Risk Management della persona e della famiglia. Quali sono le criticità che non consentono un efficace proposizione dei prodotti assicurativi? Cosa porta alla confusione tra costi dell’assicurazione e investimento dei risparmi per ricavarne utili, perché il cittadino medio non conosce i suoi diritti ed ha con la burocrazia dello stato sociale un rapporto “fideistico”? Quali devono essere i metodi efficaci per elevare la consulenza nella pianificazione assicurativa della famiglia? Questi vogliono essere i temi sui quali porre il nostro interesse in questa collana di articoli che ci accingiamo a scrivere, accettando l’ardua sfida che la nostra esperienza possa portare qualche riflessione e spunto di ragionamento su queste prestigiose pagine.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-18"></span>“Rientrando quel piovoso venerdì sera dal lavoro, fortuna volle che allo stop un attimo di esitazione in più mi salvasse da quel bolide di 35 tonnellate che mi sfreccia davanti con l’agghiacciante effetto doppler dell’assordante clacson…” Chiunque ha sperimentato nella propria vita uno scampato incidente automobilistico o qualcosa di simile, dove in quegli interminabili ed intensi istanti si ha la consapevolezza piena della precarietà dell’esistenza, dell’importanza degli affetti più cari, della necessità spiacevole ma purtroppo utile di pensare l’impensabile. In questi casi ci si domanda se è necessario affidarsi solo alla provvidenza oppure se è giusto fare qualcosa in anticipo.</p>
<p style="text-align: justify;">In un mondo percorso da eventi imprevisti di portata colossale (attentati, crack finanziari, crisi economiche devastanti, ecc.), matura naturalmente la convinzione che la nostra esistenza, il nostro futuro, è intrinsecamente condizionato da avvenimenti la cui dimensione non può essere nota e controllata a priori. L’apparire di questi eventi altamente improbabili[2] sconvolge le nostre conoscenze, rivoluziona tutta la nostra esistenza. Pertanto più che una scomoda eccezione che mette in disordine le nostre certezze, essi vanno considerati come la vera essenza e natura della nostra vita. La forza dell’uomo è la capacità di adattarsi, di trarne lezioni, di aggirarli, di evitarli nel futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il recente intensificarsi di fenomeni di questa natura, purtroppo, non genera sempre atteggiamenti di confidenza, anzi, a volte stimola atteggiamenti tutt’altro che positivi nel mercato dei prodotti assicurativi. C’è chi persegue una visione catastrofica, apocalittica che strumentalmente punta a spostare l’attenzione della persona da ciò che è veramente pericoloso a ciò che fa semplicemente più paura. Oppure, c’è chi agli antipodi promuove una visione cinicamente speculativa, che accorcia l’orizzonte temporale a pochi istanti dal presente ed ha un obiettivo di mero guadagno. Quale  la via da percorrere tra questi estremi? Come conciliare le esigenze di vita con gli strumenti del mercato assicurativo, garantendo una soluzione solida e che si adatti anche ai tempi difficili come quelli odierni?</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla scorta dell’esperienze maturate, il metodo più efficace e più solido continua ad essere quello che esamina a tutto tondo le esposizioni ai rischi nella vita della famiglia, con la stessa metodologia e meticolosità quantitativa che applica il Risk Management nel caso delle attività economiche più complesse. Disporre di quantificazioni oggettive, ripetibili nel tempo, omogenee al fine di consentire dei corretti raffronti, consente di adottare efficacemente tutti i principi di gestione ottimizzata dei rischi, collaudati nella gestione dei rischi aziendali. La pianificazione assicurativa che ne consegue può sicuramente minimizzare con sufficiente efficacia l’impatto negativo di natura economica sui bilanci della famiglia. Questo metodo si adatta bene anche al modificarsi delle situazioni al contorno, dato che tutti gli elementi che lo compongono sono sempre quantificabili e aggiornabili, che risulta essere di particolare importanza per la sostenibilità della pianificazione negli anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, mutuando le metodologie applicate al mondo aziendale, si può sostenere che il Risk Management rivolto alla persona ed alla famiglia è un processo che si articola in diverse fasi, legate in una successione logica e temporale di analisi e decisioni, finalizzata ad implementare concretamente un piano di azione. L’obiettivo è: immunizzare (neutralizzare) al massimo livello di efficienza i rischi individuati, tenendo sempre presente la percezione soggettiva delle priorità tra i bisogni da parte dei diretti interessati. Esaminiamo le principali fasi:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1 &#8211; Definizione del Contesto</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Innanzi tutto va determinato il dominio della pianificazione assicurativa, a chi e rivolta, quali sono gli attori, cosa si andrà a produrre. Nel Risk Management della persona l’oggetto dell’analisi è il nucleo familiare, i rapporti che intercorrono tra i componenti, le modalità di condivisione delle risorse reddituali e i legami patrimoniali. E’ inoltre propria di questa fase la esposizione chiara e condivisa del ruolo e delle modalità di interazione tra il consulente ed il cliente e l’importanza e la serietà con cui si intende perseguire gli obiettivi determinati dalla pianificazione assicurativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso questa fase viene erroneamente sottovalutata e “scavalcata” perché ritenuta troppo ovvia, a grave discapito della chiarezza dei rapporti instaurati. Oggi l’attività di consulenza è coadiuvata da strumenti informatici che facilmente implementano archivi e strutture nelle quali tenere traccia ed aggregare informazioni relative a tutti i componenti del nucleo familiare, dei parametri anagrafici, reddituali e patrimoniali, dei ruoli e delle priorità nell’analisi dei bisogni. Questa opportunità consente l’efficace coinvolgimento degli interessati nella impostazione delle analisi e nella condivisione dell’obiettivo finale, consente di accertare e consolidare tramite apposite comunicazioni sia verbali, sia scritte, i ruoli del rapporto cliente – consulente, per garantire l’adeguata neutralità ed oggettività nelle fasi di analisi e di proposizione delle soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò rende l’identificazione e valutazione dei rischi una attività molto più omogenea sia nella fase di impostazione che in quella di rendicontazione, agevola la gestione dei diversi momenti di evoluzione del rapporto, la proposizione di alternative di immunizzazione dei rischi e via di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2 – Identificazione dei rischi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I rischi (cosiddetti puri) della vita del nucleo familiare son molteplici. Quelli di competenza del Risk Management della famiglia devono obbligatoriamente avere un riscontro monetizzabile e devono rientrare nelle tipologie gestite nell’ambito assicurativo. Ad esempio, anche se il rischio divorzio ha un danno economico  non indifferente, non è tipico includerlo nei rischi identificati ai fini del Risk Management perché difficilmente gestibili con trasferimento assicurativo. I rischi che solitamente saranno considerati sono:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>rischio di premorienza dei componenti portatori di reddito</li>
<li>rischio di invalidità / inabilità  permanente di tutti i componenti</li>
<li>rischio salute ai fini degli interventi medici necessari</li>
<li>rischio di inabilità temporanea</li>
<li>rischio di non autosufficienza</li>
<li>rischio furto della proprietà e delle abitazioni</li>
<li>rischio danni da incendio e calamità naturali delle abitazioni</li>
<li>la responsabilità civile verso terzi</li>
<li>il “rischio” permanenza in vita in vecchiaia e l’integrazione pensionistica</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">La fase dell’identificazione dei rischi rappresenta uno dei momenti di principale interazione tra consulente e cliente. È durante questa esposizione che va recepita la sensibilità del cliente, è il momento giusto per sensibilizzare, spiegare e dimostrare sul piano qualitativo il bisogno inespresso. Di particolare efficacia sono anche le griglie costruite con i requisiti di base (sistemi esperti informatici), che tramite le informazioni salienti del nucleo familiare, filtrano le aree di bisogno per restituire automaticamente una proposta personalizzata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3 – Valutazione dei rischi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;obiettivo della fasi di valutazione dei rischi è quello di misurare in modo omogeneo e confrontare i rischi per giungere ad una scala ordinata di priorità. Per realizzare correttamente, in ottica quantitativa, questo raffronto è necessario determinare i due elementi principali di ogni rischio: l&#8217;ammontare del danno potenziale e la probabilità di manifestazione del rischio. La quantificazione del danno parte dalla situazione patrimoniale e reddituale e in molti casi è fortemente anche dalle tutele garantite dal Sistema Pubblico di Protezione Sociale (pensioni ed assicurazioni obbligatorie). La disamina della probabilità di manifestazione invece solitamente misura la frequenza propria del profilo rispetto alla frequenza media dell’intera popolazione. Questo è l’ambito dove strumenti informatici di calcolo e proiezione di stime trovano la maggiore applicazione, pertanto su questi temi verteranno principalmente gli approfondimenti successivi. A titolo di esemplificazione possiamo brevemente citare le caratteristiche di alcuni modelli di stima del danno potenziale:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>caso di invalidità permanente – la caratteristica di questa area e` che l’evento può compromettere totalmente la capacità di lavoro del soggetto in esame oppure la può ridurre solo parzialmente. Pertanto avremmo a che fare non con un singolo evento potenzialmente dannoso, ma con un ventaglio di eventi di severità progressiva, che andranno attentamente raffrontati per individuare la situazione più critica. Ad esempio le pensioni pubbliche di invalidità o le rendite INAIL dipendono da molti fattori (retribuzione, anzianità maturata, ente previdenziale, etc.), ma sicuramente sono in prima istanza condizionate dall’effettiva invalidità riconosciuta. Analogo ragionamento va fatto per i potenziali redditi residui da lavoro. Pertanto, una volta individuato lo scenario di maggiore interesse è necessario stimare correttamente il bisogno concreto di integrazione, che servirà a  coprire esigenze di tipo una tantum come le esposizioni debitorie, oppure a garantire le rendite integrative delle pensioni pubbliche, che hanno natura ricorrente e sono finalizzate a raggiungere il livello desiderato di tenore di vita del nucleo familiare in presenza dell’invalido. Solitamente le integrazioni ricorrenti sono riportate al cosiddetto capitale equivalente che tiene in considerazione l’evoluzione di questi bisogni nel tempo incrociandoli con la speranza di vita del soggetto.[3]</li>
<li>premorienza – analogamente a invalidità, il danno in caso di premorienza (sempre che ci siano eredi da tutelare) viene stimato tenendo in conto i bisogni immediati (ad esempio l’estinzione dei mutui) ed i bisogni ricorrenti (tenore di vita dei superstiti) sempre da rapportare all’orizzonte della speranza di vita degli eredi. Anche in questo caso è di particolare importanza la stima accurata delle prestazioni dello stato sociale che consente di impostare correttamente i bisogni di integrazione necessaria e il corrispondente capitale equivalente.</li>
<li>valore di ricostruzione di immobili – nella tutela del patrimonio immobiliare contro il rischio incendio, inondazione, ecc. è di particolare rilevanza calcolare correttamente il valore di ricostruzione per commisurare l’esigenza assicurativa all’effettivo indennizzo necessario per la messa a nuovo dell’abitazione danneggiata. Spesso in queste stime si cela il rischio di disporre di massimali di copertura eccessivi rispetto al valore che verrà rimborsato effettivamente  dall’assicurazione. Una stima corretta deve tenere conto dei prezzi medi praticati nella provincia di residenza, dell’effettivo volume dell’abitazione da ricostruire, delle caratteristiche costruttive, ecc.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">La complessità di questi conteggi viene risolta dagli strumenti informatici di calcolo che consentono di ridurre tutta la valutazione del danno ad un singolo importo precisamente quantificato, facilmente replicato in tutti gli scenari necessari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4 – Gestione del rischio</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La fase finale nel processo di analisi di Risk Management è l’analisi decisionale. Sulla scorta delle informazioni quantitative sui rischi i termini di danno e probabilità di manifestazione, è necessario decidere quale comportamento o combinazione di comportamenti adottare tra le seguenti scelte a disposizione:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>Evitare i rischi – Ciò comporta la decisione di evitare una determinata attività perché collegata a rischi eccessivi non immunizzabili, come può essere l’acquisto di una seconda casa per le vacanze se il livello di indebitamento eccede le capacità di risparmio.</li>
<li>Ridurre i rischi – eliminare fattori di rischio con adeguati investimenti come la messa a norma degli impianti o il cambiamento dello stile di vita che comporti una riduzione considerevole dell’esposizione al rischio di incidenti, ecc.</li>
<li>Trasferire i rischi – sottoscrivere polizze assicurative (ove disponibili) per usufruire del vantaggio del risk pooling (il premio al rischio è sempre inferiore all’immobilizzazione necessaria per una autoassicurazione).</li>
<li>Ritenzione del rischio – predisporre una parte del proprio patrimonio alla tutela di eventuali rischi che non si intende trasferire. Rientrano in questa accezione anche le eventuali franchigie o i massimali inferiori alla stima del danno potenziale.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Il quadro completo delle coperture in essere, di quelle che si è intenzionati ad acquisire, delle riduzioni e delle ritenzioni di rischio rappresentano il punto di partenza della pianificazione assicurativa. Per rappresentare le priorità in questo quadro complessivo solitamente si fa affidamento all’raffronto delle distanze relative di ogni bisogno sul piano danno – probabilità, dal punto con danno massimo e frequenza minima (che risulta essere il più conveniente da trasferire alle assicurazioni). Sulla base della condivisione delle singole analisi e del quadro sintetico che ne risulta si procederà alla effettiva implementazione della pianificazione assicurativa.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, affrontare efficacemente i rischi della vita significa creare una visione il più possibile chiara e quantificata dei danni potenziali e di conseguenza, in funzione delle risorse economiche a disposizione, immunizzarli il più possibile con una efficace combinazione di trasferimento del rischio, ritenzione e riduzione, basandosi su questa oggettiva scala quantitativa di priorità individuata.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/04/Untitled-3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20" title="Grafico" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/04/Untitled-3.jpg" alt="Grafico" width="484" height="325" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><em>[1] la convenzione di assicurazione nasce nelle repubbliche marinare nel 14° sec. per aggirare il Decreto Pontificio del 1234 di Gregorio IX che vieta tutte le forme di prestito ad usura, compresi i “pret a la grosse” con tassi anche superiori al 50%. A Venezia ed a Genova il mercante proprietario della merce la vende prima dell’imbarco e si impegna a ricomprarla all’arrivo, ad un prezzo stabilito superiore a quello di vendita. La differenza tra Il prezzo d’acquisto e di vendita è il costo del rischio, il premium – ricompensa – e rimpiazza l’interesse del “pret a la grosse” interdetto dalla Chiesa.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><em>[2] Si fa qui riferimento a quel tipo di eventi estremi nascosti nelle code delle distribuzioni statistiche che la felice intuizione di Nassim Nicholas Taleb ha battezzato “Cigni Neri”, e che tanta importanza rivestono nella storia dell’intera umanità come anche nella vita di ognuno di noi</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #888888;"><em>[3] Il capitale equivalente viene calcolato con il cosiddetto modello dello Human Life Value, cioè incrociando la tabella delle probabilità di esistenza in vita di anno in anno con l’integrazione calcolata rivalutata al potere d’acquisto e rapportata al livello di integrazione desiderato espresso dall’interessato (che pertanto tiene conto delle esigenze effettive del coniuge, dei figli in età scolare, delle spese effettive per assistenza, ecc.). La somma di tutti questi prodotti consente, eventualmente maggiorata di un tasso tecnico delle riserve, di disporre del valore necessario perché il nucleo sia tutelato adeguatamente negli anni. Chiaramente il capitale equivalente di un bisogno ricorrente varia al variare dell’età presunta alla manifestazione del danno, cosi a parità di condizioni restanti, sarà molto più elevato per un soggetto di 30 anni rispetto a quello necessario ad un soggetto di 50.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #993300;">Articolo pubblicato sulla rivista <a href="http://www.assinews.it" target="_blank">Assinews</a>, Numero 204 &#8211; Dicembre 2009</span></p>
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		<title>La Pianificazione Previdenziale</title>
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		<pubDate>Sun, 09 May 2010 06:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Milesio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Analisi dei Bisogni Previdenziali]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi pensionistica]]></category>
		<category><![CDATA[Epheso]]></category>
		<category><![CDATA[Pensione]]></category>
		<category><![CDATA[Pianificazione Previdenziale]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.strumentidiconsulenza.it/index.php/2010/05/09/la-pianificazione-previdenziale/"><img align="right" hspace="5" width="100" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/12555347970P8m1f-253x300.jpg" class="alignright wp-post-image tfe" alt="" title="12555347970P8m1f" /></a>All’avvicinarsi della quiescenza, una delle tappe più importanti e sempre più spesso attese della propria esistenza, si inizia a pensare in modo serio e razionale che la vita ha il suo costo. La maggior parte degli interessati ne prende veramente coscienza solo verso la fine della vita professionale. Un dubbio assale: si sarà in grado di sopravvivere senza quello stipendio che regolarmente si percepiva fino a poco tempo fa? Forse si o forse no. La soluzione vincente sta nell’impostare una...  <a href="http://www.strumentidiconsulenza.it/index.php/2010/05/09/la-pianificazione-previdenziale/">Leggi il resto di questo articolo &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="12555347970P8m1f" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/12555347970P8m1f.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-141" title="12555347970P8m1f" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/12555347970P8m1f-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" /></a>All’avvicinarsi della quiescenza, una delle tappe più importanti e sempre più spesso attese della propria esistenza, si inizia a pensare in modo serio e razionale che la vita ha il suo costo. La maggior parte degli interessati ne prende veramente coscienza solo verso la fine della vita professionale. Un dubbio assale: si sarà in grado di sopravvivere senza quello stipendio che regolarmente si percepiva fino a poco tempo fa? Forse si o forse no. La soluzione vincente sta nell’impostare una corretta pianificazione previdenziale. La pianificazione previdenziale è l’analisi che consente di arrivare a determinare le risorse necessarie e di selezionare gli strumenti più adeguati per garantirsi la tranquillità del domani. I sistemi integrativi dei fondi pensione, delle forme previdenziali individuali, delle polizze vita e del patrimonio finanziario dedicato alla vecchiaia possono concorrere anche in misura considerevole nella realizzazione dell’obiettivo previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La scopertura previdenziale</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla di pianificazione previdenziale è molto facile sentire pronunciare il termine “gap”, ma a cosa significa e a si riferisce? Con la terminologia mutuata dall’inglese “mancanza, scopertura, cìò che manca” si indica la scopertura tra prima pensione percepita ed ultimo reddito da lavoro. Tradotto in termini semplici: quanto si andrà a prendere in meno, quando l’individuo passerà dalla vita lavorativa allo status di pensionamento. È un elemento delicato, che in alcuni casi può addirittura compromettere il tenore di vita e la capacità di sussistenza degli anni futuri. L’errore più comune è quello di sottovalutare questa “differenza”o rinviarlo, considerando la cosa come un problema da affrontare in futuro. Permane ancora purtroppo la vaga e traballante illusione di uno stato che provvederà alla nostra vecchiaia elargendo succosi assegni previdenziali. Purtroppo le cose non stanno così. Se i lavoratori prossimi alla pensione riescono ancora a garantirsi un tasso di sostituzione di circa il 75-80% dell’ultimo reddito, questo non significa che sarà così anche per i lavoratori più giovani che accederanno alle prestazioni pensionistiche tra quaranta anni. Il sistema previdenziale italiano ha subito nell’arco di venti anni significative modifiche volte a sanare il progressivo deficit previdenziale maturato progressivamente. Ognuna di queste “modifiche” definite in gergo “riforme” ha contribuito a far variare le metodologie di calcolo della prestazione previdenziale con conseguente riduzione della prestazione pensionistica ed introduzione di nuovi parametri di calcolo. Ma facciamo un paso indietro per capire in che modo l’importo della pensione è influenzato dall’età del pensionamento, dalla data di inizio dell’attività lavorativa e dal reddito.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-123"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In Italia la previdenza pubblica si basa su un sistema definito a ripartizione. Ciò significa che i contributi versati dai lavoratori in attività vengono utilizzati per erogare le pensioni ai pensionati; in definitiva si tratta di un trasferimento. Il sistema risulta efficiente fino a quando il flusso contributivo raccolto è maggiore dell’importo totale delle pensioni da erogare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quando l’ammontare delle pensioni pagate è più alto delle risorse versate dai lavoratori si crea uno squilibrio. È possibile che esista uno squilibrio temporaneo, ma quando questo si ripete nel tempo e addirittura peggiora anno per anno, allora è necessario un intervento diretto a limitare i danni. Ed è proprio questo che sta accadendo nel nostro Paese, infatti con l’innalzamento della vita media e la riduzione delle nascite, con conseguente diminuzione del numero di adulti che si affacciano al mondo del lavoro il nostro sistema risulta in continuo squilibrio.</p>
<p style="text-align: justify;">Si vive di più e quindi si percepisce la pensione per un numero più elevato di anni. La popolazione italiana sta invecchiando e il rapporto tra coloro che lavorano e i pensionati diventa sempre più negativo. Infatti nel 1970, per ogni 100 euro di pensioni pagate si raccoglievano 97,1 euro di contributi; lo squilibrio c’era, ma molto contenuto. Nel 2000 per ogni 100 euro di pensioni si raccoglievano solo 74 euro di contributi. Lo squilibrio c’è ed è molto pesante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disavanzo prodotto è colmato dallo Stato attraverso l’imposizione fiscale o il ricorso al debito pubblico, ma quando questo non è più possibile, è necessario intervenire con riforme mirate sul funzionamento del sistema pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il legislatore ha a sua disposizione tre leve su cui agire, per cercare di ridurre lo squilibrio pensionistico. Una prima soluzione è pagare pensioni più basse, riducendo l’ammontare di uscite dal sistema previdenziale; la seconda soluzione è quella di aumentare i contributi versati dai lavoratori; la terza, facendo ritardare l’età minima per andare in pensione si ottiene da un lato una riduzione dell’ammontare delle pensioni pagate, dall’altro si aumentano i contributi in entrata, visto che si lavora per più anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima del 1995 il regime di calcolo della pensione era quello retributivo, dove l&#8217;importo della prestazione non è legato all&#8217;età di pensionamento, ma dipende dagli anni di contribuzione e dal reddito degli ultimi anni di vita. Con il puro calcolo retributivo, l’assegno pensionistico di un lavoratore dipendente copriva, senza difficoltà, una quota dell&#8217;ultima retribuzione compresa fra il 75% e l&#8217;85%, consentendo di mantenere senza sforzi il tenore di vita a cui si era abituati. Con la riforma Dini è stata introdotto per i lavoratori più giovani il calcolo della pensione con il metodo contributivo: i contributi versati si accumulano e si rivalutano in base alla crescita media del Pil nominale. Al momento del pensionamento il lavoratore disporrà quindi di un montante contributivo che sarà convertito in rendita pensionistica attraverso l’applicazione di un coefficiente attuariale. Con questo sistema, l’importo futuro della pensione sarà strettamente legato alla dinamica di crescita del Pil, al livello di reddito della vita lavorativa (e di conseguenza dal livello della contribuzione), dal tempo di permanenza in attività e dall’età al pensionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">A parità di contributi versati, tanto più alta sarà l’età del lavoratore al pensionamento, tanto più</p>
<p style="text-align: justify;">favorevole sarà il coefficiente e, quindi, la pensione.  Va ricordato che il legislatore si è riservato il diritto di rivedere i coefficienti di trasformazione con cadenza decennale, al fine di adeguare l’importo della pensione all’aumento della longevità della popolazione italiana; il problema comunque non riguarda chi lascerà il posto di lavoro prima del 2013.</p>
<p style="text-align: justify;">La riforma Dini verrà applicata in modo graduale, infatti per i lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano già raggiunto 18 anni di contribuzione obbligatoria, rimane in vigore il vecchio metodo retributivo di calcolo della pensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo chi ha iniziato a lavorare dopo il 1 dicembre 1996 sarà completamente soggetto al nuovo sistema di calcolo delle pensioni, mentre chi ha iniziato a lavorare prima, ma senza aver raggiunto 18 anni di contributi, vedrà la propria pensione calcolata in parte col vecchio sistema, in parte col nuovo. Per chi andrà in pensione con il regime contributivo (ma anche quelli per cui la componente “contributiva” sarà significativa) si avrà una riduzione sostanziale del cosiddetto tasso di copertura, ossia il rapporto tra pensione e ultimo reddito percepito. I primi effetti della riduzione delle pensioni saranno evidenti solo tra qualche anno: se prendiamo in esame un padre ed un figlio, che hanno svolto lo stesso tipo di attività lavorativa, magari nella stessa azienda, con una dinamica salariale molto simile, il padre già in pensione con il metodo retributivo percepisce un assegno mensile di circa l’80% dell’ultimo reddito lavorativo; il figlio percepirà, dopo gli stessi anni di contribuzione, una pensione pari a circa il 60%.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si inizierà a percepire l’effetto delle riforme (dal 2012  in poi), saranno passati diversi anni e correre ai ripari comporterà delle scelte drastiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quali sono le possibili soluzioni per i lavoratori? Se possibile, si dovrebbe ritardare il pensionamento. Purtroppo non è sempre desiderato ed in  molti casi, potrebbe comunque non essere sufficiente. Allora dotarsi di una forma di previdenza complementare diventa sempre di più un’opzione che non si può trascurare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’integrazione previdenziale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un concetto che merita un approfondimento, è senza dubbio quello di gap previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo discusso in fase introduttiva dei motivi per il quali la pensione pubblica è assolutamente inferiore all’ultimo reddito percepito dal lavoratore. Tale differenza tra pensione pubblica e ultimo reddito percepito è definita come gap pensionistico, ed è espressa in percentuale dell’ultimo reddito, poiché serve a quantificare la perdita di potere di acquisto del soggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Esempio: un gap del 40% implica che considerando un reddito annuo lordo di 20.000 Euro, se la pensione sarà pari a 12.000 Euro annue, la pensione è pari al 60% dell’ultimo reddito ed 40% è quindi il gap previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di gap è fondamentale, poiché maggiore è questa quota percentuale, tanto maggiore sarà l’abbassamento del tenore di vita conseguito prima del pensionamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo una corretta determinazione a priori di tale gap, potrà dare modo di attuare politiche di integrazione previdenziale, mediante il ricorso all’adesione ad un fondo pensione, riuscendo per tempo a colmare o ridurre negli anni che intercorrono tra il momento attuale del check-up previdenziale e quello del pensionamento, la quota di gap stimata.</p>
<div style="text-align: justify;"><span style="line-height: normal; font-size: small;"><a class="lightbox" title="pensioschema" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/pensioschema.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-158" title="pensioschema" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/pensioschema.jpg" alt="" width="407" height="254" /></a><br />
</span></div>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo con un esempio di quantificare il livello del gap per una determinata categoria lavorativa e di valutare successivamente la riduzione conseguente alla sottoscrizione di un fondo pensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando il caso di un lavoratore autonomo (artigiano/commerciante) il cui reddito cresca del 3% annuo in un contesto in cui l’inflazione sia dell’1% ed il tasso di crescita del PIL dell’1%, la tabella seguente mostra, per diversi livelli di reddito e di età di partenza, i gap previdenziali creati dal sistema di base a ripartizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tabella 21  – Gap previdenziali</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="tab1" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-159" title="tab1" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab1.jpg" alt="" width="381" height="103" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A sua volta la tabella 22 mostra l’effetto riduzione dei gap attraverso l’investimento in un prodotto previdenziale di secondo pilastro caratterizzato da un tasso di rendimento finanziario del 5% annuo e con un coefficiente di conversione in rendita del 4,68% a 65 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tabella 22  – Gap previdenziali ridotti (effetto secondo pilastro)</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="tab2" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-160" title="tab2" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab2.jpg" alt="" width="379" height="99" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Infine, la tabella 23 mostra l’ulteriore effetto di riduzione attraverso il  reinvestimento in un PAC (ad esempio un piano di accumulo di capitale su un fondo comune di investimento) che benefici dello stesso rendimento e che converta a scadenza il montante in una rendita utilizzando lo stesso coefficiente di conversione: come si vede l’effetto integrativo è particolarmente elevato solo per i giovani (caratterizzati da un orizzonte temporale di investimento più lungo rispetto alle classi di età mature).</p>
<p style="text-align: justify;">Tabella 23  – Integrazione dell’integrazione: effetto del 3° pilastro</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="tab3" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-161" title="tab3" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab3.jpg" alt="" width="381" height="105" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Casi esemplificativi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caso 1</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo in esame la situazione del sig. Mario Rossi, nato il 19/06/1970, single, dipendente di azienda privata, otto anni di contribuzione al sistema pubblico, 30.000 euro di reddito annuo ed un’ipotesi di crescita  del reddito pari al tasso di inflazione + 2% annuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con uno stipendio mensile di circa 1.500 euro per tredici mensilità, spende 700 euro al mese per spese generiche (alimenti, carburante auto, riscaldamento etc) e l’unico bisogno che ha deciso di soddisfare è quello dell’acquisto della casa in cui vive, accendendo un muto per una rata mensile di 400 euro, per venti anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Attratto dalla campagna pubblicitaria di sensibilizzazione previdenziale della sua banca,  decide di recarsi presso di essa per un check-up previdenziale con il seguente risultato:</p>
<div style="text-align: justify;"><span style="line-height: normal; font-size: small;"><a class="lightbox" title="tab5" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-165" title="tab5" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab5.jpg" alt="" width="288" height="237" /></a></span></div>
<p style="text-align: justify;">a differenza tra il tenore di vita desiderato e le risorse disponibili in pensione, indicherà il gap da coprire al momento del pensionamento. Se questo valore è superiore a zero, significa che è necessario pensare ad un&#8217;integrazione alla pensione pubblica. L&#8217;urgenza, l&#8217;importanza e l&#8217;opportunità stessa di un intervento sono in funzione del valore indicato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’esame della situazione sopra esposta emerge che il soggetto, che andrà in pensione nel 2035, risulta:</p>
<div style="text-align: justify;"><span style="line-height: normal; font-size: x-small;"><a class="lightbox" title="tab6" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-166" title="tab6" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab6.jpg" alt="" width="363" height="103" /></a></span>Per meglio rendere l’idea dell’incidenza del gap sull’ultimo reddito netto percepito al 2034, riportiamo la seguente rappresentazione grafica, dove la torta rappresenta il 100% di tenore di vita desiderato, cioè 54.024 euro di ultimo reddito, il verde rappresenta la quota di pensione pubblica che andrà a percepire nel 2035 ed il rosso il gap tra pensione pubblica ed ultimo reddito, cioè quello che “perderà” nel passaggio dalla vita lavorativa a quella pensionistica.</div>
<p style="text-align: justify;">La pensione pubblica ammonterà al 68% dell’ultimo reddito ed il gap al restante 32%. Inutile dire che una perdita del 32% potrà comportare conseguente molto negative sul tenore di vita del soggetto in esame.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="graf1" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-167" title="graf1" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf1.jpg" alt="" width="483" height="291" /></a>A questo punto il consulente previdenziale della banca propone al sig. Rossi il seguente piano di investimento previdenziale in un fondo pensione aperto, in relazione alle disponibilità economiche, senza cioè compromettere il tenore di vita attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">La soluzione ipotizza prevede il versamento di un contributo mensile di 200 euro, pari a 2400 euro annui, incrementabili del 4% annuo (seguendo la dinamica del reddito), per un risparmio fiscale iniziale annuo di 931 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Con la contribuzione sopra descritta ed ipotizzando due possibili scenari, applicando due possibili tassi di rendimento annuo degli investimenti, ottimistico al 5% (3% secondo normativa Isvap +2% inflazione) e pessimistico (1% secondo normativa Isvap + 2% inflazione).</p>
<p style="text-align: justify;">Nell&#8217;ipotesi di un rendimento costante del 5% il gap previdenziale si riduce al 12% per una rendita annua netta del 10.323 euro.</p>
<div style="text-align: justify;"><span style="line-height: normal; font-size: x-small;"><a class="lightbox" title="graf2" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-168" title="graf2" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf2.jpg" alt="" width="483" height="292" /></a></span><span style="line-height: normal; font-size: xx-small;"><a class="lightbox" title="tab8" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab8.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-169" title="tab8" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab8.jpg" alt="" width="266" height="105" /></a></span>Nell’ipotesi di rendimento costante del 3%, il gap si riduce a 19%, per una rendita annua netta del 7.067 euro.</div>
<div style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="graf3" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-172" title="graf3" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf3.jpg" alt="" width="484" height="292" /></a><a class="lightbox" title="tab9" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-173" title="tab9" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab9.jpg" alt="" width="266" height="108" /></a></div>
<div style="text-align: justify;">Con la soluzione di investimento previdenziale proposta dal consulente bancario, il gap si riduce mediamente a circa il 15%, dimezzandosi rispetto allo scenario privo di fondo pensione aperto, con una rendita annua media di circa 8.300 euro rispetto alla pensione pubblica.</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caso 2</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Affrontiamo ora il caso della famiglia Bianchi, con marito come unico percettore di reddito, artigiano, moglie casalinga ed un figlio di 10 anni.</p>
<div style="text-align: justify;"><span style="line-height: normal; font-size: small;"><strong><a class="lightbox" title="tab10" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab101.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-175" title="tab10" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab101.jpg" alt="" width="303" height="215" /></a></strong></span>Preoccupato per il futuro di sua moglie e di suo figlio nel caso di prematura scomparsa, il sig. Bianchi decide di chiedere consiglio al proprio promotore finanziario su come proteggere al meglio i suoi cari.</div>
<p style="text-align: justify;">Il reddito annuo di 50.000 corrisponde ad un netto di circa 29.000 euro, per circa 2.400 euro netti al mese, di cui spende circa 1.600 euro al mese per spese generiche; in tal modo gli rimangono circa 800 euro al mese da allocare a scopo previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal check-up previdenziale emerge un gap all’età di 65 anni nel 2025 del 40% sull’ultimo reddito, come rappresentato in rosso nel grafico a torta seguente.</p>
<div style="text-align: justify;"><span style="line-height: normal; font-size: small;"><a class="lightbox" title="tab11" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab11.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-176" title="tab11" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab11.jpg" alt="" width="371" height="101" /></a><a class="lightbox" title="graf4" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-177" title="graf4" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf4.jpg" alt="" width="485" height="292" /></a><br />
</span></div>
<p style="text-align: justify;">Senza ombra di dubbio un gap del 40% necessita un’opportuna strategia di copertura; in linea con il budget mensile disponibile si ipotizza il versamento di un contributo annuo di 4.800 euro pari a 400 euro al mese, con un risparmio fiscale annuo di 1.939 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei grafici sottostanti sono riportati i due possibili scenari di integrazione, rispettivamente con tassi di rendimento al 3% e 5% (comprensivi di 2% di inflazione) come da normativa Isvap.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><strong><a class="lightbox" title="graf5" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf5.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-179" title="graf5" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf5.jpg" alt="" width="484" height="293" /></a></strong></span></span><span style="line-height: normal; font-size: small;"><strong><a class="lightbox" title="tab12" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab12.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-180" title="tab12" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab12.jpg" alt="" width="274" height="100" /></a></strong></span><span style="line-height: normal; font-size: x-small;"><strong><a class="lightbox" title="graf6" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf6.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-181" title="graf6" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/graf6.jpg" alt="" width="484" height="293" /></a></strong></span><span style="line-height: normal; font-size: xx-small;"><strong><a class="lightbox" title="tab13" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab13.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-182" title="tab13" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab13.jpg" alt="" width="273" height="101" /></a></strong></span>Sempre a scopo di protezione, il promotore finanziario gli consiglia di stipulare anche una polizza assicurativa temporanea in caso di morte per 20 anni ad un premio annuo costane di 600 euro, ed un capitale assicurato di 200.000 euro, al fine di garantire una adeguato tenore di vita ai propri cari in caso di decesso.Con la soluzione proposta il gap si riduce mediamente circa del 15%, per un importo in più all’anno di circa 8.000 euro derivante dalla rendita del fondo pensione. Inoltre per tutelarsi maggiormente, il promotore finanziario consiglia al proprio cliente di scegliere all’età di pensionamento un rendita reversibile sulla testa della moglie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Addio al Totem dell’80%.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Viene sfatato il fatidico 80% dell’ultima retribuzione che era il must che ha contraddistinto per anni i pensionati italiani per essere i più ricchi all’interno dell’Europa e non solo, Era lo Stato a pensare interamente alla vecchiaia. Ma oggi la musica è cambiata, e ognuno di noi è chiamato a contribuire attivamente a integrare la pensione futura con forme di investimento private. Molti di coloro che concluderanno la loro vita lavorativa nel nuovo millennio si potranno ritrovare, seppur con molti anni di contributi versati alle spalle, con una pensione dello Stato che potrebbe essere vicino al 60% dell’ultimo reddito.</p>
<p style="text-align: justify;"><a class="lightbox" title="tab4" href="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-162" title="tab4" src="http://www.strumentidiconsulenza.it/wp-content/uploads/2010/05/tab4.jpg" alt="" width="467" height="301" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le 7 regole per impostare una corretta Pianificazione Previdenziale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">-         Avere vivo il desiderio di voler vivere una vecchiaia serena. Gli anziani hanno ormai cambiato la propria identità sociale:sono figure che godono di discreta salute, voglia di consumare, viaggiare, fare progetti</p>
<p style="text-align: justify;">-         Verificate e quantificate  il vostro tenore di vita in attività di lavoro. L’analisi di tutte le forme di reddito, considerando anche le attese sulla relativa durata ed evoluzione è fondamentale per determinare la principale fonte di risorse che contribuirà al perseguimento dell’obiettivo previdenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">-         Prima cominciate a pianificare la vostra pensione meno sacrifici dovrete fare. Se cominciate ad accumulare a 50 anni dovete accantonare ogni mese fino a 20 volte quanto avreste dovuto risparmiare se foste partiti a 30 anni per raggiungere o stesso risultato</p>
<p style="text-align: justify;">-         Più tardi smetterete di lavorare, meno bisogno avrete di integrare la  pensione. Infatti, se andate in pensione a 60 anni invece che a 65, dovete risparmiare fino a cinque volte tanto se volete integrarla</p>
<p style="text-align: justify;">-         Verificate e quantificate il tenore di vita atteso nella terza età. Valutate in modo razionale quelli che saranno le necessità e i desideri futuri</p>
<p style="text-align: justify;">-         Valutate e quantificate con estrema cautela la pensione attesa per la vecchiaia e quantificate in modo realistico il Gap previdenziale e solo dopo decidete di pianificare il vostro risparmio previdenziale. E’ importante rivolgersi al proprio consulente finanziario di fiducia per sottoporsi ad un check up previdenziale finalizzato a determinare, se esiste, il gap previdenziale. E’importante che si disponga di stime correnti con l’evoluzione attesa della carriera in genere e con il valore effettivo dei contributi accreditati. La differenza tra pensione e tenore di vita è solitamente in un ordine di grandezza inferiore alla stessa pensione</p>
<p style="text-align: justify;">-         Scegliete gli strumenti finanziari ottimali rispetto alle vostre esigenze. Oggi il mercato propone una serie di strumenti: Fondi Pensione e Pip in testa</p>
<p style="text-align: justify;">-         Adeguate il vostro stile di vita alle esigenze di investimento previdenziale. Se dal check up è emerso un gap importante è necessario intervenire immediatamente. La quota di risparmio da destinare alla costruzione della pensione futura dovrà imporci sacrifici e rinunce che un giorno saranno ricompensate</p>
<p style="text-align: justify;">-         Siate sempre coerenti alle decisioni comportamentali assunte e verificate periodicamente il rispetto delle precedenti condizioni. La disciplina e la costanza sono il segreto per arrivare alla fine del piano con i risultati raggiunti</p>
<p><strong>Test Quarta Età: il tuo futuro in 10 mosse</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il test vuole semplicemente rappresentare l’occasione per stimolare il lettore meno giovane sul problema previdenziale. Si sono scelti dieci temi che possono condizionare il tenore di vita post pensionamento; per ciascuno dei temi si è poi articolata una casistica che si propone di delineare i contorni base di una possibile indagine empirica. Se il lettore non si dovesse ritrovare nelle previsioni contemplate lo si invita a barrare la casella che gli sembra più vicina alla propria situazione personale.</p>
<p><em>Qual è la tua età?</em></p>
<p>a)    tra 18 e 24 anni</p>
<p>b)    tra 25 e 34</p>
<p>c)    tra 35 e 44</p>
<p>d)    tra 45 e 54</p>
<p>e)    tra 55 e 65</p>
<p><em>Che anzianità di servizio hai ?</em></p>
<p>a) sono ad inizio carriera</p>
<p>b) è un’anzianità ancora modesta (5-10 anni)</p>
<p>c) è un’anzianità media (11-20 anni)</p>
<p>d) è un’anzianità elevata (21-30 anni)</p>
<p>e) è un’anzianità molto elevata (31-40 anni)</p>
<p><em>La mia capacità di risparmio è:</em></p>
<p>a) bassa</p>
<p>b) moderata</p>
<p>c) media</p>
<p>d) elevata</p>
<p>e) sostenuta</p>
<p><em>La mia disponibilità patrimoniale è:</em></p>
<p>a) irrilevante</p>
<p>b) modesta</p>
<p>c) media</p>
<p>d) consistente</p>
<p>e) molto consistente</p>
<p>L<em>a mia dinamica retributiva è:</em></p>
<p>a) modesta</p>
<p>b) promettente</p>
<p>c) in forte progressione</p>
<p>d) molto sostenuta</p>
<p>e) consolidata</p>
<p><em>La mia tolleranza al rischio è:</em></p>
<p>a) bassissima</p>
<p>b) bassa</p>
<p>c) media</p>
<p>d) elevata</p>
<p>e) elevatissima</p>
<p>Il mio rapporto con la previdenza complementare è:</p>
<p>a) non aderisco a nessuna soluzione</p>
<p>b) aderisco solo con il contributo aziendale</p>
<p>c) aderisco anche utilizzando il contributo volontario</p>
<p>d) aderisco a più di una soluzione sfruttando appieno il vantaggio fiscale</p>
<p>e) sfrutto appieno il vantaggio fiscale e ho anche una polizza vita</p>
<p><em>La mia situazione debitoria è così articolata:</em></p>
<p>a) non ho debiti</p>
<p>b) ho un finanziamento al consumo</p>
<p>c) ho il mutuo e sono a metà ammortamento</p>
<p>d) sono ad inizio mutuo</p>
<p>e) sono prossimo all’estinzione del mutuo</p>
<p><em>Sono attento al bisogno ereditario ?</em></p>
<p>a) no</p>
<p>b) si, a favore di mia moglie/marito</p>
<p>c) si, a favore di mia moglie/marito e di mio figlio/a</p>
<p>d) si, a favore di mia moglie/marito e dei miei 2 figli</p>
<p>e) si, a favore di mia moglie/marito e dei miei figli (+ di 2)</p>
<p><em> Ho pensato a coprire il rischio salute ?</em></p>
<p>a) no</p>
<p>b) ho una polizza sanitaria di base</p>
<p>c) ho una polizza infortuni</p>
<p>d) ho una polizza “long term care”</p>
<p>e) ho una polizza grandi rischi</p>
<p><em>Punteggio</em></p>
<p><em>a=2 b=4 c=6 d=8 e=10</em></p>
<p><em>a=2 b=4 c=6 d=8 e=10</em></p>
<p><em>a=2 b=4 c=6 d=8 e=10</em></p>
<p><em>a=2 b=4 c=6 d=8 e=10</em></p>
<p><em>a=2 b=6 c=4 d=8 e=10</em></p>
<p><em>a=10 b=4 c=6 d=8 e=2</em></p>
<p><em>a=2 b=4 c=6 d=8 e=10</em></p>
<p><em>a=10 b=6 c=4 d=2 e=8</em></p>
<p><em>a=10 b=8 c=6 d=4 e=2</em></p>
<p><em>a=2 b=4 c=6 d=10 e=8</em></p>
<p><em>Da 20 a 40</em>: il tuo tenore di vita post pensionamento è un tuo diritto responsabile. Il suggerimento è quello di arrivarci da subito per costruire adeguate fonti di finanziamento della tua terza età: come dice il proverbio, chi ben comincia è a metà dell’opera.</p>
<p><em>Da 41 a 60</em>: qualche piccolo mattone è già stato posto. Il suggerimento è quello di dare maggiore spazio al problema pensionistico nella tua pianificazione finanziaria:chi ha tempo non aspetti tempo.</p>
<p><em>Da 61 a 80</em>: la strada è ben lastricata:proseguire con convinzione.</p>
<p><em>Da 81 a 100</em>: la situazione tendenziale sembra abbastanza sicura. Gestire con attenzione: evitare di rendere difficile il facile attraverso l’inutile</p>
<p><em><span style="color: #993300;">Articolo pubblicato sulla rivista</span></em><em> <a href="http://www.fondiesicav.it/" target="_blank">Fondi &amp; Sicav</a>, </em><em><span style="color: #993300;">Numero 13 &#8211; Ottobre 2009</span></em></p>
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